2 • Viaggio in pillole tra i dolci triestini

La Pinza Triestina

Un capolavoro gastronomico amato da generazioni.

La pinza triestina fatta in casa

“Bona Pasqua, bone pinze”.
È la frase con cui i triestini si scambiano gli auguri a Pasqua.

A Trieste la Pasqua si festeggia con la tradizionale pinza triestina.
È un pane dolce triestino goriziano istriano a base di ingredienti semplici come farina 0, lievito di birra, latte,
zucchero, burro, scorza d’arancia, tuorli e uova intere, sale e un tocco di rum.


La storia ci narra che la ricetta originaria fu messa a punto alla fine dell’ottocento
con l’intento di riprodurre la pita o pitta – una focaccia rotonda di origine ebraica
– a immagine e somiglianza della spugna imbevuta di aceto usata dai soldati romani per
detergere le labbra di Gesù morente.


La pinza è un pane soffice burroso a forma di cupola, con un sapore talmente
delicato, una sorta di brioche, leggermente dolce da poter essere abbinato a cibi anche
molto diversi fra loro come salame, ricotta e confetture.


Tipici della pinza sono i tre o quattro tagli sulla sommità dell’impasto che nella
tradizione cristiana, simboleggiano il martirio di Cristo, mentre nella pratica, servono a favorire la lievitazione ottimale dell’impasto.


La pinza richiede una lunghissima lavorazione, che nello storico ricettario Cucina
triestina di Maria Stelvio viene indicato in sette ore, il procedimento richiede pazienza e cura.

Questo dolce è particolarmente legato alla cultura e alla tradizione culinaria della
città tanto da avere un disciplinare approvato nel 1998 dalla Camera di commercio di
Trieste ed è incluso nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali del Friuli Venezia Giulia.


Dopo tanto scrivere, invito tutti a gustare questa deliziosa meraviglia, nata dalle
mani sapienti di cuoche sconosciute ma creative.
Sarà un’esperienza indimenticabile per il palato e per l’anima!


A presto con altri dolci.


Antonella Belisario